Accise carburanti, dal 2 maggio sconto differenziato: 20 centesimi confermati sul gasolio, solo 5 sulla benzina. Il decreto del CdM e l’impatto sugli automobilisti
Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera la terza proroga del taglio accise, ma per la prima volta asimmetrica. Il gasolio mantiene l’aliquota agevolata a 472,90 euro per mille litri, la benzina sale a 622,90 euro (contro i 672,90 dell’aliquota ordinaria). Proroga per 21 giorni, finanziata con le sanzioni dell’Antitrust e l’extragettito IVA. Italia verso il diesel più caro d’Europa se lo sconto non verrà rinnovato. Ecco i numeri e cosa significa per chi guida

Il Consiglio dei ministri si è riunito ieri sera, mercoledì 30 aprile 2026, con all’ordine del giorno la questione più calda per gli automobilisti italiani: la scadenza del taglio delle accise sui carburanti, prevista per la mezzanotte del 1° maggio. Dopo due ore di discussione, l’esecutivo ha approvato una proroga di 21 giorni con una novità significativa: per la prima volta il taglio è differenziato tra benzina e diesel. Una scelta tecnica e politica che cambia il quadro per milioni di automobilisti. Ecco i dettagli.
Il decreto: aliquote, numeri e durata
Fino al 1° maggio era in vigore un’aliquota agevolata unica per benzina e gasolio: 472,90 euro per mille litri, rispetto all’aliquota ordinaria di 672,90 euro per mille litri introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 dopo il riallineamento fiscale tra i due carburanti. Uno sconto di 200 euro per mille litri, ovvero 20 centesimi al litro, cui si aggiungeva l’effetto cascata dell’IVA al 22% per un beneficio totale di circa 24,4 centesimi.
Con il nuovo decreto, dal 2 maggio:
Gasolio: aliquota confermata a 472,90 euro per mille litri. Sconto invariato: 20 centesimi al litro (24,4 con IVA). Nessun impatto sul prezzo alla pompa.
Benzina: nuova aliquota a 622,90 euro per mille litri. Lo sconto scende da 20 a 5 centesimi al litro (circa 6,1 con IVA). Aumento netto alla pompa: circa 18,3 centesimi al litro rispetto ai prezzi attuali.
GPL: lo sconto viene ridimensionato proporzionalmente. Aliquota da definire nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Gas naturale per autotrazione: l’azzeramento dell’accisa potrebbe non essere confermato integralmente.
La proroga ha una durata di 21 giorni (scadenza intorno al 22 maggio). Il finanziamento arriva dalle sanzioni dell’Antitrust e dall’extragettito IVA generato dai prezzi più alti dei carburanti stessi.
L’impatto sui prezzi: le stime alla pompa
Applicando le nuove aliquote ai prezzi medi rilevati dall’Osservatorio del MIMIT il 28 aprile:
Benzina rete ordinaria: da 1,738 a circa 1,92 euro al litro
Benzina autostrada: da 1,788 a circa 1,97 euro al litro
Gasolio rete ordinaria: stabile a circa 1,78 euro al litro
Gasolio autostrada: stabile a circa 1,83 euro al litro
Il pieno da 50 litri di benzina costerà circa 96 euro (oggi 87), con un aumento di quasi 9 euro. Il pieno da 50 litri di diesel resta sostanzialmente invariato a circa 89 euro. Il differenziale di prezzo tra benzina e diesel, che la Legge di Bilancio 2026 aveva azzerato con il riallineamento delle accise, torna a riaprirsi: il diesel costerà circa 14 centesimi in meno della benzina alla pompa.
Perché il riallineamento è stato sospeso di fatto
Un aspetto tecnico che vale la pena approfondire. Con la Legge di Bilancio 2026, l’Italia aveva parificato le aliquote ordinarie di accisa su benzina e gasolio a 672,90 euro per mille litri ciascuno, eliminando il vantaggio fiscale storico del diesel. Era il superamento del cosiddetto sussidio ambientalmente dannoso EN.SI.24, richiesto dalle direttive europee: per anni il diesel aveva goduto di un’accisa più bassa nonostante il maggior impatto ambientale in termini di emissioni di NOx e particolato.
La crisi dello Stretto di Hormuz ha però sospeso di fatto quel riallineamento. Prima con il taglio uniforme (stesso sconto per entrambi), ora con il taglio asimmetrico che riporta il diesel a un trattamento fiscale privilegiato. Una scelta comprensibile sul piano economico (proteggere logistica e trasporti) ma che riallinea l’Italia alle politiche di sussidio del diesel che l’UE sta cercando di superare. Una contraddizione che il Governo dovrà affrontare quando l’emergenza finirà.
Italia verso il diesel più caro d’Europa? Cosa succederebbe senza proroga
Se il 22 maggio la proroga non venisse rinnovata e si tornasse alle aliquote piene (672,90 euro per mille litri su entrambi), i prezzi alla pompa salirebbero a livelli record:
Benzina rete ordinaria: circa 1,98 euro al litro
Benzina autostrada: oltre 2,03 euro al litro
Gasolio rete ordinaria: circa 2,03 euro al litro
Gasolio autostrada: circa 2,08 euro al litro
Con questi numeri, l’Italia diventerebbe il paese con il diesel più caro d’Europa, con conseguenze pesantissime per il settore della logistica e per l’inflazione. Il prezzo del gasolio sopra i 2 euro al litro avrebbe un effetto a cascata sui costi di trasporto di tutti i beni, dagli alimentari ai prodotti industriali.
Cosa significa per chi sta comprando un’auto nuova
L’intervento asimmetrico del Governo rimette in gioco una domanda che sembrava superata: conviene ancora il diesel? Con il riallineamento fiscale della Legge di Bilancio, il vantaggio del gasolio si era azzerato. Ma ora, con la benzina che torna a costare 14 centesimi in più del diesel alla pompa e con la prospettiva di nuove protezioni fiscali sul gasolio per ragioni economiche, il calcolo cambia di nuovo.
Per chi percorre oltre 20.000 km all’anno, il diesel torna a essere più conveniente di circa 200-300 euro all’anno rispetto alla benzina, considerando sia il minor prezzo alla pompa sia i consumi più bassi. Per chi percorre meno, la differenza resta marginale e le ibride full hybrid (come Yaris Cross e Qashqai e-POWER) restano la scelta più equilibrata: non dipendono dalle accise e i consumi reali sono comparabili al diesel. Per chi può ricaricare a casa, le elettriche sono ormai immuni dal problema: il costo per km di un’auto elettrica è circa un terzo di quello di un’auto a benzina.
Le prossime scadenze: 22 maggio e il nodo della riforma strutturale
Il decreto di ieri è il terzo intervento d’urgenza in sei settimane: primo decreto a metà marzo (20 giorni), secondo decreto il 2 aprile (fino al 1° maggio), terzo decreto ieri (21 giorni). Il costo complessivo supera i 1,2 miliardi di euro. La prossima scadenza è il 22 maggio: a quel punto il Governo dovrà decidere se prorogare ancora (ma dove trovare i 400 milioni al mese?) o lasciar salire i prezzi.
Nel frattempo, sul tavolo resta il tema della riforma strutturale delle accise: l’Italia ha un sistema di tassazione dei carburanti costruito per strati, con almeno 12 diverse componenti di accisa accumulate dal 1935 a oggi. Una riforma organica che semplifichi il sistema, adegui la tassazione alla transizione energetica e preveda meccanismi automatici di intervento in caso di crisi dei prezzi è ciò di cui il paese avrebbe bisogno. Ma nessun Governo negli ultimi vent’anni ha avuto il coraggio di affrontarla.



