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Addio ai caselli autostradali: come funziona il free flow, dove è attivo in Italia e cosa rischia chi non paga

Addio ai caselli autostradali su A33, A36 Pedemontana e tangenziali di Como e Varese: col free flow si paga senza fermarsi. Senza Telepass hai 15 giorni

di Marco Mattei · 12 agosto 2026

3 min di lettura

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Portali elettronici al posto delle sbarre su A33, A36 Pedemontana e tangenziali di Como e Varese: il transito è libero, ma senza telepedaggio il conto va saldato entro 15 giorni. Altrimenti scattano multa fino a 344 euro e 2 punti di patente.

Il casello con la sbarra, il biglietto da ritirare, la coda sotto il sole nei giorni di esodo: su alcune autostrade italiane tutto questo non esiste più. Il sistema si chiama free flow, "flusso libero", e sostituisce le barriere fisiche con portali installati sopra la carreggiata, dotati di telecamere e sensori che leggono la targa, registrano il transito e calcolano il pedaggio in base ai chilometri percorsi. L'auto non rallenta, non si ferma, non ritira nulla. Il pedaggio però resta, e per chi non ha un dispositivo di telepedaggio a bordo il meccanismo nasconde un'insidia che a Ferragosto, con milioni di automobilisti occasionali in viaggio, vale la pena conoscere bene.

Dove è attivo il free flow in Italia

Il sistema copre oggi poco meno di 200 chilometri sui circa 6.000 a pedaggio della rete nazionale. Le tratte interessate sono l'A33 Asti-Cuneo, dove il free flow è operativo dal 1° settembre 2024, l'A36 Pedemontana Lombarda, nata senza caselli tradizionali, la A59 Tangenziale di Como, la A60 Tangenziale di Varese e il raccordo Ospitaletto-Montichiari. Una porzione ancora minoritaria della rete, ma destinata ad allargarsi: il modello è già la prassi in Portogallo su vaste porzioni della rete, in Francia sull'A79 e sulla direttrice Parigi-Normandia, in Spagna nei Paesi Baschi.

Come si paga il pedaggio

Per chi viaggia con Telepass, UnipolMove o MooneyGo non cambia nulla: il portale dialoga con il dispositivo e l'addebito avviene in automatico sul conto, come a un casello tradizionale.

Il discorso cambia per chi non ha alcun dispositivo a bordo. Al passaggio sotto il portale non viene emesso alcun biglietto, nessuna sbarra si alza e nessuna notifica arriva sul telefono. Il transito viene registrato dalla lettura della targa e il pagamento resta a carico dell'automobilista, che deve attivarsi da solo: collegarsi al sito del gestore della tratta, usare l'app dedicata oppure recarsi in un punto convenzionato, inserire la targa e saldare l'importo. Il tempo a disposizione è di 15 giorni dal transito.

Multe e punti patente: cosa rischia chi dimentica

Superati i 15 giorni senza pagamento, il gestore risale al proprietario del veicolo tramite il PRA e invia un sollecito, maggiorato delle spese di accertamento e recupero. Se anche il sollecito viene ignorato, la pratica passa alla Polizia Stradale e scatta la violazione dell'articolo 176 del Codice della Strada: multa da 87 a 344 euro, decurtazione di 2 punti dalla patente e saldo del pedaggio originario maggiorato. Un impianto sanzionatorio severo, che espone in particolare i guidatori occasionali, i turisti di passaggio e chi ha meno dimestichezza con i canali digitali: le categorie che più difficilmente sanno di dover pagare qualcosa che nessuno ha chiesto loro al momento del transito.

I vantaggi (e per chi)

I benefici per chi guida sono concreti: niente colli di bottiglia nei weekend da bollino nero, marcia più fluida, consumi ed emissioni ridotti perché spariscono le frenate e le ripartenze da fermo tipiche delle barriere. Il vantaggio economico maggiore però va alle società concessionarie, che eliminano i costi di costruzione, manutenzione e presidio delle stazioni di esazione.

Il consiglio pratico

Chi percorre una tratta free flow senza telepedaggio dovrebbe segnarsi subito targa, data e tratta, e impostare un promemoria per il pagamento: la segnaletica che annuncia i portali è l'unico avviso che si riceve. In un sistema pensato per non farsi notare, la distrazione è l'errore più costoso.

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