IPT società di noleggio, ANIASA contro l’emendamento al DL Fiscale: «Norma che frena sviluppo e apre nuovi contenziosi». La proposta della riscossione centralizzata sul modello di Francia e Germania
L’ANIASA, l’Associazione che in Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità e dell’autonoleggio, alza la voce contro l’emendamento al Decreto Legge Fiscale oggi in votazione al Senato. La norma stabilisce che le società di noleggio devono versare l’imposta provinciale di trascrizione (IPT) all’ente territoriale in cui svolgono la «gestione ordinaria in via principale» dell’attività. Per l’Associazione si tratta di una disposizione che frena sviluppo e investimenti, contraria ai principi di modernizzazione e semplificazione e capace di aprire una nuova stagione di contenziosi tra imprese e Pubblica Amministrazione. Da qui l’appello al Governo: aprire un tavolo di confronto sulla proposta delle imprese, ovvero un meccanismo di equa distribuzione del gettito fiscale su tutto il territorio nazionale.
Cosa prevede l’emendamento al DL Fiscale: IPT al luogo della «gestione ordinaria»
Il testo inserito nel DL Fiscale prevede che le società di noleggio versino l’IPT — il tributo legato alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni al Pubblico Registro Automobilistico — all’ente territoriale in cui è collocata la sede di «gestione ordinaria in via principale» dell’attività. Una definizione che, sulla carta, sembra ricondurre il tributo al territorio realmente “colpito” dall’operatività dell’impresa, ma che nei fatti — denuncia ANIASA — si traduce in un criterio arbitrario, perché applicato a imprese con numerose sedi distribuite sul territorio nazionale e attività frazionate fra più strutture operative.
Basta pensare agli uffici di noleggio negli aeroporti o nelle stazioni ferroviarie italiane: lì vengono consegnati veicoli che circolano poi senza soluzione di continuità lungo tutta la Penisola, attraversando province e regioni diverse rispetto a quella in cui è stata firmata la pratica. Identificare un’unica «gestione ordinaria principale» in un settore così strutturalmente frammentato significa, per le imprese, scegliere arbitrariamente a quale ente locale destinare il gettito.
Le criticità: contrasto con Agenzia delle Entrate, TUIR, OCSE e Cassazione
ANIASA contesta l’emendamento su più piani. In primo luogo, la disposizione si pone in antitesi con l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate, espresso nella Circolare n. 20/E del 2024, e con l’articolo 73 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), che disciplina la residenza fiscale e i criteri di collegamento territoriale dei soggetti IRES. In secondo luogo, la norma si discosta dalle linee guida OCSE in materia di stabile organizzazione e dal consolidato orientamento della Corte di Cassazione, che in più pronunce ha affrontato proprio i criteri per individuare il luogo di effettivo svolgimento dell’attività d’impresa.
La conseguenza, secondo l’Associazione, sarebbe doppiamente negativa. Da un lato, il gettito si sposterebbe da un’area geografica all’altra in modo arbitrario, penalizzando i territori in cui i veicoli realmente circolano e consumano infrastrutture stradali. Dall’altro, la norma rischia di moltiplicare i contenziosi tributari, come già accaduto in passato sulla materia, con la PA peraltro spesso soccombente in giudizio. Un esito particolarmente paradossale per una disposizione che dovrebbe portare semplificazione.
La proposta ANIASA: riscossione centralizzata e redistribuzione su base oggettiva
Da anni l’ANIASA porta avanti un modello alternativo, già presentato in occasione del 25° Rapporto sul noleggio a breve e lungo termine e sul car sharing, presentato a Milano dal presidente Italo Folonari. Il cuore della proposta è la centralizzazione della riscossione dei tributi dovuti dalle società di noleggio — IPT e tassa automobilistica — presso un unico soggetto nazionale, con successiva redistribuzione del gettito alle Regioni e alle Province sulla base di criteri oggettivi determinati dagli stessi enti territoriali.
Tra i parametri ipotizzati ci sono la consistenza della rete stradale di ciascuna regione, l’effettiva circolazione dei veicoli a noleggio sul territorio e l’usura delle infrastrutture, oltre a indicatori di mobilità rilevati dagli enti locali. Una soluzione che, secondo ANIASA, garantirebbe a tutte le PA una partecipazione equa alle risorse finanziarie derivanti dal noleggio, eliminando alla radice il contenzioso sulla competenza territoriale e mettendo fine alla pratica di concentrare le immatricolazioni in poche province — come Trento e Bolzano — per ottenere agevolazioni fiscali grazie agli status di Province autonome.
Il modello francese e tedesco: come funziona la compensazione interterritoriale
Un modello analogo a quello proposto da ANIASA è già operativo in Francia e Germania, dove sistemi di compensazione interterritoriale evitano distorsioni e assicurano equità tra le amministrazioni locali. Nei due Paesi i tributi locali sulle attività di noleggio confluiscono in un meccanismo nazionale di redistribuzione che premia i territori in cui i veicoli circolano realmente, indipendentemente dalla provincia o dal Land in cui ha sede legale la società di noleggio.
Il risultato è una piena attuazione dei principi del federalismo fiscale, che non favorisce arbitraggi delle imprese verso giurisdizioni più convenienti e al tempo stesso garantisce risorse stabili agli enti locali. Un approccio coerente con quello che, in Italia, è già stato in parte adottato per la tassa automobilistica nel 2020 — con il Decreto Legge 124/2019 — ma rimasto sostanzialmente bloccato per l’assenza di un sistema informatico nazionale capace di tracciare in tempo reale dati e contratti di noleggio.
Il settore del noleggio in numeri: 2,6 miliardi di gettito e 1,5 milioni di veicoli
Il noleggio rappresenta oggi un pilastro dell’industria automotive italiana. Secondo le rilevazioni ANIASA, il settore ha chiuso il 2025 con una flotta complessiva di circa 1,5 milioni di veicoli e una quota del 30% sull’immatricolato totale, pari a circa 525.000 nuove immatricolazioni, con un incremento di oltre 50.000 unità rispetto al 2024. Numeri che rendono il noleggio uno dei principali motori del mercato dell’auto nuova in Italia.
Sul piano fiscale il contributo del settore alle casse pubbliche supera i 2,6 miliardi di euro l’anno: 1,5 miliardi di gettito IVA e 1,1 miliardi di imposte locali, tra tassa automobilistica regionale (il cosiddetto bollo), imposta provinciale di trascrizione (IPT) e altri oneri amministrativi. A questi si aggiungono ulteriori 70 milioni provenienti da imposta di bollo e adempimenti con la PA. Cifre che, secondo ANIASA, giustificano una cornice normativa moderna, organica e unitaria, anche alla luce del fatto che il settore è ancora regolato — paradossalmente — da un articolo del Codice della Strada del 1992, quando le auto a noleggio in Italia erano poche migliaia.
Dal DL 124/2019 al DL Fiscale 2026: una riforma rimasta in stallo
Il tema della fiscalità locale sulle auto a noleggio non nasce oggi. Già con il Decreto Legge 124/2019 (articolo 53, comma 5-ter) il legislatore aveva stabilito, a partire dal 1° gennaio 2020, che il gettito del bollo dovesse andare alla Regione di residenza dell’utilizzatore del veicolo, e non più a quella in cui ha sede il noleggiatore. Un cambio di paradigma che ha però avuto un’attuazione complessa, fermandosi davanti all’assenza di un sistema informatico nazionale capace di censire, dal punto di vista fiscale, i veicoli a noleggio.
Nel frattempo, le imprese del settore hanno continuato a denunciare l’escamotage delle immatricolazioni concentrate nelle Province autonome di Trento e Bolzano, dove le agevolazioni fiscali consentono di risparmiare significativamente su bollo e IPT. L’emendamento al DL Fiscale interviene proprio in questo quadro irrisolto, ma per ANIASA lo fa nel modo sbagliato: spostando il criterio di territorialità su una nozione — la «gestione ordinaria» — destinata a generare interpretazioni divergenti e a riportare la materia davanti ai giudici tributari.
L’appello al Governo: tavolo di confronto e revisione organica del settore
L’Associazione chiede ora al Governo di aprire un nuovo tavolo di confronto, in vista anche della delega fiscale in scadenza ad agosto, per arrivare a una soluzione condivisa con imprese, Regioni e Province. L’obiettivo, secondo ANIASA, è duplice: garantire un’equa distribuzione del gettito fiscale tra i territori realmente interessati dalla circolazione dei veicoli a noleggio e, parallelamente, evitare contenziosi che producono incertezza, costi e — paradossalmente — minori entrate per la stessa Pubblica Amministrazione. Sullo sfondo restano gli altri grandi nodi denunciati dal settore: la revisione della deducibilità dei costi delle auto aziendali, ferma al 1997, e l’ipotesi di una riduzione al 10% dell’IVA sul noleggio a breve termine con finalità turistiche e sul car sharing.


