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Autovelox, da oggi 12 luglio 2026 cambia tutto: quali si spengono, quali continuano a fare multe

Entra in vigore dalla mezzanotte tra sabato 11 e domenica 12 luglio il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplina per la…

di Marco Mattei · 12 luglio 2026

5 min di lettura

Entra in vigore dalla mezzanotte tra sabato 11 e domenica 12 luglio il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplina per la prima volta l’omologazione degli autovelox, atteso da 34 anni. Su 4.060 dispositivi censiti, una parte consistente — tra gli 850 e i 1.204 apparecchi, a seconda delle stime — non può più generare multe valide. Coinvolti anche i Tutor autostradali su almeno 83 tratte. I limiti di velocità, però, restano identici: non è un “liberi tutti”.

Da oggi, domenica 12 luglio 2026, la mappa dei controlli di velocità sulle strade italiane cambia. È entrato in vigore alle 00.01 il decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini lo scorso 9 giugno e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che stabilisce per la prima volta caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei misuratori di velocità.

Una svolta attesa dal 1992: il Codice della Strada richiedeva l’omologazione degli strumenti fin dalla sua entrata in vigore, ma non aveva mai definito come ottenerla. Un vuoto normativo che negli ultimi due anni ha alimentato migliaia di ricorsi, soprattutto dopo l’ordinanza n. 10505 del 2024 della Corte di Cassazione, secondo cui approvazione ministeriale e omologazione sono due procedimenti amministrativi distinti e non equiparabili.

Quanti autovelox si spengono davvero: due numeri diversi

Qui serve chiarezza, perché le cifre che circolano non coincidono e vale la pena dirlo apertamente.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti parla di circa 3.150 dispositivi che restano attivi e di circa 850 che non possono più emettere segnalazioni valide per le multe, in attesa che i produttori richiedano l’omologazione del prototipo.

Le stime che arrivano dall’Anci, attraverso il proprio referente in Viabilità Italia, sono invece più severe: 2.856 apparecchi restano operativi e 1.204 vanno spenti, ovvero circa il 30% del totale.

Su un punto le fonti concordano: il censimento nazionale, avviato a novembre 2025, ha contato 4.060 dispositivi registrati, a fronte di una stima iniziale che parlava di 10.000-12.000 apparecchi sparsi sul territorio.

Il criterio dello spegnimento è amministrativo, non tecnico: vengono disattivati i dispositivi di vecchia generazione, approvati tra il 2004 e il maggio 2017, che non risultano conformi ai nuovi requisiti di omologazione. Non significa che siano rotti o imprecisi: significa che, allo stato, non hanno il titolo giuridico per trasformare una rilevazione in una sanzione.

Cosa cambia concretamente per gli automobilisti

I limiti di velocità non cambiano. Restano i 130 km/h in autostrada (elevabili a 150 su alcuni tratti a tre corsie se segnalato), i 110 km/h con maltempo, i 100 km/h per i neopatentati nel primo triennio.

I controlli non spariscono. Dove un apparecchio viene disattivato, restano gli autovelox alternativi, le pistole laser, le pattuglie e le auto civetta. Il decreto, come è stato ribadito dall’Anci, “non è un invito a correre”.

Le vecchie multe non si cancellano. Il decreto non ha efficacia retroattiva: non annulla le sanzioni già ricevute, non interrompe i procedimenti in corso e non convalida gli accertamenti effettuati prima della sua entrata in vigore.

Le nuove regole tecniche: taratura annuale e volti oscurati

Il provvedimento non riguarda solo il “chi resta acceso”. Introduce un quadro tecnico che prima non esisteva:

• Omologazione obbligatoria per ogni nuovo modello prima dell’installazione

• Taratura iniziale su ogni singolo apparecchio e verifica almeno una volta ogni dodici mesi: con certificazione scaduta o esito negativo, il dispositivo non può accertare infrazioni

• Crittografia e firma digitale a protezione di fotografie e rilevazioni

• Volti oscurati nelle immagini frontali degli occupanti del veicolo, in conformità alle norme sulla privacy

Per i dispositivi approvati prima dell’entrata in vigore del decreto è prevista una procedura di recupero: i titolari dell’approvazione possono richiedere l’omologazione integrando la documentazione entro sei mesi. Gli apparecchi spenti, insomma, potranno tornare in servizio una volta completato l’iter.

Il nodo Tutor: a rischio almeno 83 tratte autostradali

È forse l’aspetto più delicato, e arriva nel pieno degli spostamenti estivi. Secondo le ricognizioni riportate dal Corriere della Sera, i Tutor di prima generazione — approvati tra il 2004 e il maggio 2017 — potrebbero dover essere spenti su almeno 83 tratte, distribuite lungo A1, A4, A13, A14 e A16: alcuni dei corridoi più trafficati del Paese.

Il tema non è secondario, perché i sistemi di controllo della velocità media hanno prodotto risultati misurabili: dopo la loro introduzione, sulle tratte sorvegliate la velocità di punta è calata del 25%, quella media del 15%, e nel primo anno di funzionamento il tasso di mortalità si è ridotto del 56%.

Dall’Anci arriva però un invito a non drammatizzare: Autostrade per l’Italia ha già avviato dal marzo 2025 la sostituzione con i Tutor di nuova generazione, i cosiddetti “3.0”.

Perché i ricorsi non finiranno (probabilmente)

C’è un punto che il decreto non risolve, ed è bene saperlo prima di esultare o disperarsi.

La Corte di Cassazione ha ribadito in numerose ordinanze che approvazione e omologazione sono procedimenti distinti. Un decreto ministeriale, però, non ha la forza giuridica di derogare a una legge primaria come il Codice della Strada. Di conseguenza, secondo diversi giuristi, i giudici di pace e i tribunali potrebbero continuare ad annullare i verbali emessi da dispositivi ritenuti “omologati d’ufficio” ma privi di omologazione piena, disapplicando di fatto la sanatoria ministeriale.

Per l’automobilista che vuole contestare una multa cambia quindi un dettaglio non banale: dovrà impugnare non solo il verbale, ma anche l’atto ministeriale su cui si fonda la validità dell’apparecchio. Diverse associazioni dei consumatori stanno già preparando ricorsi collettivi.

Le reazioni politiche

Il ministro Salvini ha rivendicato il provvedimento parlando del passaggio “dalla giungla alle regole” e definendo gli apparecchi non censiti una “tassa occulta” priva di legami con la sicurezza stradale. Dalla Lega, i componenti in Commissione Trasporti al Senato hanno parlato di fine del “caos” e delle “multe a pioggia”.

Sul fronte opposto, Comuni e associazioni per la sicurezza stradale esprimono preoccupazione per la tempistica: lo spegnimento arriva proprio all’avvio dell’esodo estivo, quando i flussi di traffico — e il rischio di incidenti — raggiungono i picchi annuali.

Come sapere se l’autovelox che vi ha multato è ancora valido

Il MIT ha pubblicato sul proprio sito il censimento completo dei dispositivi presenti in Italia, con l’indicazione dello stato di omologazione di ciascuno. In alternativa, l’elenco con i dettagli deve essere pubblicato dal Comune in cui si trova l’apparecchio; è sempre possibile, in caso di dubbio, presentare un’istanza di accesso agli atti.

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