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Burocrazia & costi

Pec obbligatoria automobilisti, cosa c'è di vero: costi, domicilio digitale e chi ce l'ha già

Pec obbligatoria per gli automobilisti: Salvini esclude il vincolo dal Codice della strada. Cosa prevedeva il testo-base e le date della riforma

di Marco Mattei · 23 agosto 2026

4 min di lettura

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Il ministro delle Infrastrutture ha escluso il vincolo del domicilio digitale per patente, immatricolazione e revisione. La misura non era comunque in vigore: era una delle ipotesi contenute nel testo-base del nuovo Codice della strada, in consultazione fino al 13 settembre 2026.

Per due settimane il tema ha dominato le bacheche degli automobilisti italiani: davvero per fare la revisione o un passaggio di proprietà sarebbe servita una casella di posta elettronica certificata? Il 22 agosto 2026 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha chiuso la questione con una nota ripresa dall'ANSA, nella quale annuncia che la proposta di legare il rilascio e il rinnovo della patente, l'immatricolazione e la revisione di un veicolo alla comunicazione di un domicilio digitale non entrerà nel nuovo Codice della strada. Nessuna obbligatorietà e nessun nuovo vincolo, ha precisato il vicepremier, indicando nella semplificazione delle procedure la direzione del lavoro ministeriale.

Vale la pena chiarire subito un punto che nelle scorse settimane si è perso: quell'obbligo non è mai esistito. Come aveva già segnalato HDmotori, oggi nessun proprietario di auto o moto ha il dovere di attivare una Pec per gestire il proprio veicolo.

Da dove nasceva la proposta

Il ministero delle Infrastrutture ha aperto a luglio la consultazione sul testo-base della riforma del Codice della strada, un impianto che riscrive la materia in 291 articoli distribuiti su 8 titoli e 49 capi. Il documento è stato trasmesso a oltre cento fra associazioni di settore, tecnici, professionisti, sindacati e imprese, che possono inviare osservazioni e fino a cinque proposte di modifica ciascuno.

Fra le ipotesi comparse in quel testo c'era l'obbligo, per i proprietari di veicoli immatricolati in Italia, di eleggere un domicilio digitale registrandolo nell'INAD, l'Indice nazionale dei domicili digitali gestito da AgID. Non un adempimento legato al semplice possesso del mezzo, ma un requisito da soddisfare al momento di alcune pratiche.

Le operazioni che sarebbero state coinvolte

Secondo la ricostruzione pubblicata da Quattroruote e da Sky TG24, la casella certificata sarebbe servita per:

  • l'immatricolazione di un veicolo nuovo, con rilascio di carta di circolazione e targa;
  • il passaggio di proprietà, con Pec richiesta sia al venditore sia all'acquirente;
  • la revisione periodica, che scatta quattro anni dopo l'immatricolazione e poi ogni due;
  • la reimmatricolazione in caso di furto o smarrimento delle targhe;
  • l'aggiornamento della carta di circolazione dopo modifiche alle caratteristiche costruttive;
  • la nazionalizzazione e l'iscrizione al REVE, il registro dei veicoli esteri, per chi risiede in Italia e guida un mezzo con targa straniera.

Il caso numericamente più rilevante era la revisione: prima o poi ci sarebbe passato quasi chiunque abbia un veicolo intestato.

L'obiettivo dichiarato era la digitalizzazione delle notifiche. Il testo prevede che le violazioni viaggino in via prioritaria attraverso la piattaforma SEND verso il domicilio digitale dell'utente e, in sua assenza, verso l'indirizzo di residenza. Nello stesso capitolo rientrano i verbali digitali e la progressiva dismissione dei documenti cartacei di guida e circolazione.

I nodi che avevano acceso il dibattito

Il primo riguardava la durata. Il testo-base collegava l'obbligo all'intero periodo di proprietà del veicolo, mentre le caselle Pec hanno validità annuale e vanno rinnovate: Sky TG24 indica costi compresi fra 5 e 15 euro l'anno a seconda del fornitore, con sospensione del servizio in caso di mancato pagamento. Una casella scaduta significa una notifica che non arriva, con tutto quello che ne consegue quando il mittente è la Pubblica amministrazione.

Il secondo riguardava gli intermediari. Agenzie di pratiche auto, concessionari e uffici dell'Automobile Club gestiscono ogni giorno migliaia di passaggi: nessuno aveva chiarito se potessero usare una Pec di servizio o se dovessero accompagnare ciascun cliente nell'attivazione di un indirizzo personale prima di chiudere la pratica.

Il terzo, il più pesante, era il divario digitale. In Italia gli automobilisti fra i 70 e gli 80 anni sfiorano i 6,5 milioni. Chiedere a quella platea, e a chi vive in aree con connettività limitata, di gestire un domicilio digitale per rinnovare un libretto è una scelta che avrebbe richiesto accompagnamento, non solo una norma.

Cosa succede adesso

La marcia indietro sulla Pec non chiude la riforma, che resta un cantiere aperto. Il calendario è questo:

  • 13 settembre 2026: si chiude la consultazione pubblica.
  • Metà ottobre 2026: il ministero raccoglie le osservazioni e mette a punto la versione definitiva.
  • 14 ottobre 2026: termine entro cui il Governo punta ad approvare il provvedimento, data di scadenza della delega.
  • Fine 2026 o inizio 2027: possibile entrata in vigore, subordinata al passaggio parlamentare.

Fino alla pubblicazione del testo definitivo, l'esclusione della Pec resta un impegno politico annunciato dal ministero e non una modifica formalizzata sulla carta. È la stessa cautela che vale per gli altri capitoli discussi in queste settimane, dalla patente B a 17 anni in guida accompagnata alle sanzioni per eccesso di velocità calcolate in proporzione ai chilometri orari eccedenti, fino alle limitazioni allo studio per chi rinnova la patente in età avanzata.

Cosa vale oggi

Nulla cambia per chi ha un'auto o una moto. L'obbligo di posta elettronica certificata riguarda le imprese e i professionisti iscritti ad albi; per i privati cittadini l'elezione del domicilio digitale resta una scelta volontaria. La registrazione nell'INAD è gratuita e si effettua sul portale domiciliodigitale.gov.it con SPID, CIE o CNS, ma richiede di avere già una casella Pec attiva, che è un servizio a pagamento offerto da gestori privati.

Chi ne possiede già una per lavoro può valutare di eleggerla come domicilio digitale: le comunicazioni della Pubblica amministrazione arrivano subito, senza il passaggio dall'ufficio postale. Ma resta, appunto, una valutazione personale.

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