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lunedì 20 Aprile 2026
Focus

Prezzi benzina e diesel marzo 2026: cause, dati e scenari

17 Marzo 2026di Marco Mattei6 min di lettura
carburante
(Depositphotos)

prezzi di benzina e diesel a metà marzo 2026 hanno raggiunto livelli che non si vedevano da oltre due anni. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del MIMIT rilevati il 15 marzo, la benzina self service si attesta a 1,841 euro/litro, il diesel self a 2,070 euro/litro. Al servito si sale rispettivamente a 1,973 e 2,200 euro/litro. Il gasolio è al massimo dal marzo 2022, quando il governo Draghi intervenne con il taglio delle accise. Dietro questa escalation ci sono tre fattori sovrapposti: la riforma delle accise entrata in vigore il 1° gennaio, la crisi iraniana e un sistema fiscale che schiaccia il prezzo alla pompa con un carico impositivo tra i più alti d’Europa.

Il riallineamento delle accise: i numeri della riforma

Il primo fattore è strutturale. La Legge di Bilancio 2026 ha completato in un’unica soluzione il percorso di riallineamento tra accise sulla benzina e accise sul gasolio, avviato con il decreto legislativo 43/2025 e il decreto interministeriale del maggio 2025. Dal 1° gennaio 2026 le aliquote sono identiche: 672,90 euro per mille litri per entrambi i carburanti.

In termini operativi, l’accisa sulla benzina è scesa di 4,05 centesimi/litro, quella sul gasolio è salita dello stesso importo. Considerando l’IVA al 22% calcolata sull’intero prezzo comprensivo di accisa, l’impatto reale alla pompa è di circa 4,94 centesimi/litro in più sul diesel e altrettanti in meno sulla benzina. Un pieno di gasolio da 50 litri costa 2,47 euro in più rispetto a dicembre 2025.

A questa manovra si è sovrapposto, sempre dal 1° gennaio, l’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti legato al rialzo della quota d’obbligo: un impatto stimato in 1,5-2 centesimi/litro aggiuntivi sul gasolio. Il risultato complessivo: già il 4 gennaio il diesel ha superato la benzina, un sorpasso storico che non si verificava dal febbraio 2023.

La motivazione ufficiale della riforma è il superamento del sussidio ambientalmente dannoso EN.SI.24 — il trattamento fiscale più favorevole di cui godeva il diesel, identificato nel Catalogo dei sussidi del MASE. Il diesel produce più particolato fine (PM10 e PM2.5) e ossidi di azoto (NOx) rispetto alla benzina, sostanze con impatto diretto sulla qualità dell’aria urbana. L’UE ha chiesto da tempo l’eliminazione di questo differenziale, ma — come ha sottolineato il direttore generale dell’UNRAE Andrea Cardinali — la decisione di riallineare le accise è stata interamente del governo italiano, non un obbligo europeo.

L’extra-gettito stimato dal Codacons per il 2026 è di circa 552 milioni di euro. Le risorse, sulla carta, dovrebbero finanziare il fondo nazionale per il trasporto pubblico e il fondo per la riforma fiscale. Alcune categorie restano esenti dall’aumento: trasporto pubblico, settore agricolo e biocarburanti.

La crisi iraniana: l’effetto sui mercati petroliferi

Il secondo fattore è congiunturale ma devastante per il portafoglio degli automobilisti. L’attacco di USA e Israele all’Iran, iniziato tra fine febbraio e inizio marzo 2026, ha innescato una spirale rialzista sui mercati energetici. Il Brent si è avvicinato agli 85 dollari al barile, il WTI ha sfiorato gli 80 dollari. Il gas naturale al TTF di Amsterdam ha superato i 50 euro/MWh.

L’impatto alla pompa è stato immediato e, secondo le associazioni dei consumatori, sproporzionato. Tra il 2 e il 5 marzo, alcune compagnie hanno ritoccato i listini in modo aggressivo: Eni +2 centesimi sulla benzina e +7 sul gasolio, IP +4 e +10, Q8 +4 e +6, Tamoil +2 e +10. In sole 48 ore il diesel ha registrato un aumento medio di 6 centesimi, con punte superiori ai 10 centesimi nei singoli impianti.

Federconsumatori denuncia che i prezzi alla pompa sono già ben al di sopra di quanto giustificato dalle quotazioni internazionali del greggio. Prima del rialzo delle accise, il diesel costava già circa 9,8 centesimi in più rispetto al valore teorico derivante dalle quotazioni. L’Assoutenti ha presentato una segnalazione all’Antitrust per verificare la presenza di pratiche speculative lungo la filiera distributiva.

Un elemento aggravante è il rafforzamento del dollaro sull’euro — la moneta unica ai minimi dall’agosto 2025 — che amplifica l’effetto dei rialzi del greggio, quotato in dollari, sul prezzo finale in euro.

Il carico fiscale italiano: un confronto impietoso

Il terzo fattore è strutturale e tutto italiano. Le imposte — accise + IVA — rappresentano tra il 57% e il 60% del prezzo finale della benzina e circa il 56,9% del prezzo del gasolio. Con il riallineamento, l’Italia si colloca al primo posto in Europa per il peso delle accise sul gasolio. Sulla benzina si posiziona all’ottava posizione, dietro Francia e Irlanda.

Il confronto con i principali partner europei evidenzia un gap che non dipende dal mercato petrolifero — il costo del greggio è identico per tutti — ma esclusivamente dalle scelte fiscali nazionali. I dati del Sole 24 Ore posizionano l’Italia stabilmente tra i primi quattro paesi UE per spesa di carburante su un viaggio tipo di 2.500 km.

Lo strumento che il governo non ha ancora attivato

Il quadro normativo prevede già un meccanismo di ammortizzazione: le accise mobili, regolamentate dal decreto 5/2023. Il funzionamento è automatico: se il prezzo del Brent supera la soglia indicata nel Documento di economia e finanza (fissata a 66,1 dollari / 55,1 euro al barile per il 2026), il governo può ridurre le accise utilizzando l’extra-gettito IVA generato dai rincari. A inizio marzo il Brent ha raggiunto i 68,3 dollari, superando la soglia.

L’intervento richiede un decreto congiunto del MEF e del MASE, ma al momento non è stato adottato. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha sollecitato l’attivazione, definendo i prezzi “un problema sia per le imprese che per le famiglie italiane” e chiedendo di bloccare le speculazioni finanziarie sull’energia. Il Codacons ricorda che lo strumento è “già disponibile e operativo”.

Nel frattempo, la Guardia di Finanza ha intensificato i controlli sulla rete distributiva, e il governo sta valutando l’introduzione di una tassazione aggiuntiva sugli extra-profitti delle compagnie petrolifere. In Germania, per contenere l’impatto della crisi, il governo ha annunciato un regolamento che limiterà gli aumenti dei distributori a una sola volta al giorno, a mezzogiorno.

Diesel o benzina nel 2026: cosa conviene davvero

Con il gasolio stabilmente più caro della verde, la storica convenienza del diesel è in discussione. Il gasolio mantiene un vantaggio nei consumi — un motore diesel percorre mediamente il 20-25% di km in più per litro — ma la differenza di prezzo alla pompa erode il risparmio. Per chi percorre meno di 15.000 km/anno prevalentemente in città, la benzina (soprattutto in versione mild hybrid) è ormai più conveniente. Il diesel resta competitivo per chi macina lunghe percorrenze autostradali, dove l’efficienza del motore compensa il sovrapprezzo del carburante.

A pesare sulla scelta c’è anche il fattore ZTL ambientali: molte città italiane stanno introducendo restrizioni che colpiscono in modo particolare i diesel più datati, riducendo ulteriormente l’utilità del gasolio per chi guida prevalentemente in ambito urbano.

FAQ

Quali sono i prezzi esatti di benzina e diesel a marzo 2026?

Al 15-16 marzo 2026, i dati MIMIT indicano: benzina self 1,841 €/l, diesel self 2,070 €/l. Al servito: benzina 1,973 €/l, diesel 2,200 €/l. In autostrada: benzina 1,929 €/l. GPL servito 0,705 €/l, metano servito 1,501 €/kg.

Quanto incide la riforma delle accise sul prezzo del diesel?

L’aumento dell’accisa di 4,05 centesimi/litro, sommato all’IVA al 22%, si traduce in un rincaro effettivo di 4,94 centesimi/litro. Su un pieno da 50 litri: +2,47 euro. Su base annua (due pieni al mese): +59,3 euro, che salgono a +81,1 euro includendo l’aumento del maggio 2025.

Quando è stato raggiunto il record storico del prezzo dei carburanti in Italia?

Il massimo storico è del 14 marzo 2022: la benzina ha toccato una media settimanale di 2,184 €/litro, il gasolio 2,154 €/litro. Fu in quel momento che il governo Draghi intervenne con il taglio temporaneo delle accise.