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Comune di Monopoli
lunedì 12 Aprile 2021

L’Automotive pilastro della ripartenza

Dopo un primo bimestre 2020 con volumi già in decrescita rispetto al 2019, l’emergenza Coronavirus ed il conseguente lockdown hanno praticamente azzerato il mercato di auto, veicoli commerciali e industriali nei mesi di marzo e aprile. La prima decade di maggio ha visto un crollo degli ordinativi.

Le segnalazioni dei concessionari indicano che nella prima decade di maggio gli ordini di autoveicoli nuovi sono modestissimi e che esaurite le immatricolazioni legate agli ordini in portafoglio, acquisti prima del lockdown, il mercato di tutti i tipi di autoveicoli crollerà mediamente del -30%.

I mesi di blocco dell’attività, inoltre, hanno causato l’immobilizzazione di centinaia di migliaia di veicoli che, se non venduti nei prossimi mesi, rischiano di rallentare ulteriormente la ripresa delle attività.

I conseguenti rischi occupazionali coinvolgono non solo le concessionarie ma l’intera filiera automotive che rappresenta circa il 10% del PIL italiano e impiega oltre 1.200.000 lavoratori.

Chiediamo con forza alle Istituzioni di cogliere l’occasione di questa drammatica situazione socio-economica per adottare misure in grado di coniugare esigenze ambientali e commerciali con quelle industriali e di tutela dei lavoratori della filiera, prevedendo incentivi per la rottamazione e l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale e avviando la revisione della fiscalità sugli autoveicoli per alienarla ai livelli degli altri Paesi europei.

Le risorse da stanziare in un momento di difficoltà e di scarso clima di fiducia supporterebbero l’importante investimento dell’acquisto di un veicolo da parte di cittadini ed imprese, darebbero impulso alla ripresa delle vendite e consentirebbero, allo stesso tempo, alle aziende produttrici di veicoli, parti e componenti di riavviare la produzione, potendo contare sul rilancio del mercato nazionale.

È il momento di capire che il mercato automotive può dare una forte spinta alla crescita del Paese ed un costo sociale più basso determinato dalla minore chiusura di aziende facenti parte della filiera.

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